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Piamarta’s Day – 25 Aprile 2018

Pontinia 25 Aprile 2018,

La parrocchia Sant’Anna di Pontinia ha festeggiato il “Piamarta’s Day” organizzando una fantastica giornata che ha visto la presenza di un centinaio di partecipanti tra ragazzi e adulti.

Il gruppo capitanato da padre Nicola, è partito questa mattina alle ore 07:30 e si è diretto a Frattocchie (frazione del comune di Marino in provincia di Roma) per poi partire da lì a piedi lungo l’Appia antica (anche via Francigena) con destinazione Roma.

Lungo il percorso di oltre venti chilometri, intervallato da varie tappe, si è respirata l’aria dell’”Antica Roma” tra le vecchie rovine.  Con l’ausilio di una preparatissima guida turistica originaria di Pontinia ma che da anni vive a Roma, abbiamo avuto modo di conoscere storie ed eventi a noi sconosciuti.

Giunti nel pomeriggio al Colosseo tutti hanno potuto ammirare le bellezze naturali del luogo godendosi qualche momento di libertà.

Il gruppo al termine del giornata è rientrato a Pontinia alle ore 19:00.

Si ringrazia tutti i partecipanti e arrivederci al prossimo evento.

Il Mistero del giorno più bello dell’anno

Ogni domenica celebriamo il mistero della morte e risurrezione di Gesù. In questa domenica lo possiamo meditare e contemplare meglio, perché nei giorni del triduo pasquale abbiamo percorso gli ultimi passi della vita di Gesù, la sua passione e morte, che con la risurrezione non rimangono uno scandalo o una follia ma diventano potenza e sapienza di Dio.
La Pasqua per noi cristiani è un mistero grande: tutta la nostra fede parte e si appoggia su di esso. Questo mistero contiene il desiderio più grande della nostra vita, quello della pienezza, dell’eternità; e al tempo stesso appare così lontano da quello che ogni giorno facciamo e vediamo.
La risurrezione è il centro dell’esperienza della fede dei primi cristiani, ma è difficile parlarne: non è una esperienza che riguarda i sensi, non è il frutto di una riflessione. Risurrezione è qualcosa che viene da Dio, è opera di Dio, e noi possiamo riconoscere questo mistero solo attraverso la fede, confidando e credendo che Dio può arrivare là dove noi non possiamo.
La Parola di Dio del giorno di Pasqua ci aiuta ad entrare nel mistero nascosto della vita più forte della morte e dei frutti che la risurrezione di Gesù porta alla nostra vita.
I discepoli il mattino dopo il sabato scoprono che il cadavere di Gesù non è più nel sepolcro. Da questa scoperta inizia un cammino che li porta piano piano ad aprirsi alla novità della risurrezione. Il vangelo di Giovanni racconta che Maria si reca da sola alla tomba (ultimo segno visibile del maestro) per piangere il dolore della sua perdita. Arrivata sul luogo trova qualcosa che non poteva neppure lontanamente prevedere: il sepolcro è aperto e vuoto. Correndo ad avvisare i discepoli dà loro l’unica spiegazione che poteva trovare: qualcuno ha rubato il cadavere. Pietro e il discepolo senza nome vanno di corsa per vedere e verificare se quello che Maria ha detto è vero. I due vedono i teli che avvolgevano il corpo di Gesù e il sudario che avvolgeva il suo capo: se qualcuno avesse rubato il cadavere non lo avrebbe di certo spogliato! L’ipotesi del furto è da escludere. Allora, quale altra spiegazione più avere quanto è successo?
La risposta viene dal discepolo senza nome, che Giovanni qualifica come “quello che Gesù amava“: al vedere quei segni egli “crede” che il maestro è risorto dalla morte.
Nel testo degli Atti (prima lettura) è l’apostolo Pietro a prendere la parola in casa del centurione Cornelio per parlare del piano di salvezza di Dio. Nel suo annuncio del Vangelo considera la risurrezione di Gesù come frutto dell’azione di Dio, che ha accompagnato Gesù per tutta la sua missione terrena, ha permesso che sperimentasse la morte e gli ha ridato la vita, costituendolo giudice dei vivi e dei morti. Credere alla risurrezione di Gesù significa vedere in essa il compimento del piano di salvezza di Dio per tutta l’umanità: infatti la fede in Gesù ottiene il perdono dei peccati e la riconciliazione con Dio.
Paolo nel brano della lettera ai Colossesi (seconda lettura) approfondisce il senso della fede nella risurrezione: con il battesimo il cristiano entra nello stesso mistero di morte e risurrezione. Il vero significato della sua vita lo può scoprire solo a partire dal progetto di Dio, dalle ?cose di lassù?, senza cioè lasciarsi guidare dagli istinti terreni. Ma questo processo di risurrezione interiore è graduale, non accade in una sola volta, deve essere voluto e scelto liberamente da ciascuno. In questo modo, gradualmente, la risurrezione di Gesù ci rende liberi da un modo ?orizzontale? di valutare la vita e ci permette di vivere già da ora l’attesa dell’incontro definitivo.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo. Non è facile credere nella risurrezione; ci chiediamo spesso cosa significhi in concreto nella nostra vita, ci viene il dubbio che dovremmo occuparci solo di quello che vediamo e tocchiamo. Nonostante abbiamo ricevuto battesimo, pensiamo e agiamo ancora molto condizionati dalle “cose di quaggiù“. La risurrezione è il mistero di Dio che entra nella nostra carne e scava il posto per una speranza che non muore. Il giorno della nostra risurrezione è un giorno che il Signore fa. A noi è chiesto solo, come al discepolo amato, a Pietro, a Maria Maddalena, a Cornelio e tanti altri, di avere fede.

P. Gianmarco Paris

Giovedì e venerdì santo

Comincia con la domenica delle Palme la Settimana Santa, quella con i riti che precedono la Pasqua e ricordano gli ultimi giorni della vita di Gesù. Le giornate più significative sono giovedì e venerdì santo e sabato.

Triduo pasquale.
Sono proprio le giornate di giovedì, venerdì e sabato che precedono la domenica di Pasqua e che comprendono i riti legati alla passione di Cristo. Il Triduo termina nella giornata di Pasqua.

Giovedì Santo.
La giornata è quella in cui si rievoca l’ultima cena di Gesù con gli apostoli per celebrare la Pasqua Ebraica.

La tavola era probabilmente a semicerchio con Cristo al centro. I vangeli segnalano Pietro, Giovanni e Giuda Iscariota come le persone sedute più vicino a lui. È a questa cena che Gesù rivelò che uno degli apostoli lo avrebbe tradito. E ancora qui che istituì il rito della Comunione in cui si ricevono il corpo e il sangue di Cristo. Oltre all’Ultima Cena si rievocano appunto l’istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio.

Lavanda dei piedi.
Durante la Messa viene fatto il gesto simbolico della lavanda dei piedi, come Cristo fece con gli apostoli per dare esempio di umiltà. Solo il Vangelo di Giovanni riporta questo episodio. Gli altari restano senza paramenti alla fine di questa Messa, le croci sono coperte e le campane non suonano.

Venerdì Santo. 
È la giornata in cui si ricorda la morte sulla croce di Gesù sul monte Calvario e tradizionalmente se ne ripete l’intera sequenza con la via Crucis. Alle tre del pomeriggio si celebra la Passione, non una messa, ma le Letture, l’adorazione della croce e la comunione. Le campane tacciono in segno di lutto in questa giornata.

Via Crucis.
La via della Croce o via dolorosa ricorda il percorso di Cristo con la croce verso il Golgota. Tradizionalmente le stazioni della via Crucis sono 14: dalla condanna a morte di Gesù alla deposizione del suo corpo nel sepolcro passando per le tre cadute, l’incontro con Maria e la morte sulla croce.

Domenica delle Palme

Con questa festa si ricorda l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme accolto dalla folla che lo acclama come re agitando fronde e rami presi dai campi. Una tradizione legata alla ricorrenza ebraica di Sukkot durante la quale i fedeli salivano in pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme portando un mazzetto intrecciato di palme, mirto e salice.

Settimana Santa 2018

25 Marzo Dom. Delle Palme Ore 9:00 Ritrovo P.zza Caduti
Benedizione Ulivi – Processione
27 Marzo

Martedi Santo

Ore 21:00 Celebr. PENITENZIALE
per adulti
29 Marzo Giovedi Santo Ore 16:00 Celebrazione per ragazzi
Ore 21:00 Celebrazione della Cena del Signore
30 Marzo Venerdi Santo Ore 15:00 Via Crucis per ragazzi
Ore 21:00 Liturgia della Passione e Adorazione della Croce
31 Marzo Sabato Santo Ore 21:00 Solenne Veglia Pasquale
1 Aprile Dom. Di Pasqua SS Messe: Ore 7:30, 9:30, 11:00, 19:00
2 Aprile Lun. Dell'Angelo SS Messe: Ore 8:30. 11:00, 19:00

La vita come un chicco di grano

Vogliamo vedere Gesù. Grande domanda dei cercatori di sempre, domanda che è mia. La risposta di Gesù dona occhi profondi: se volete capire me, guardate il chicco di grano; se volete vedermi, guardate la croce. Il chicco di grano e la croce, sintesi umile e vitale di Gesù. Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Una frase difficile e anche pericolosa se capita male, perché può legittimare una visione doloristica e infelice della religione.
Un verbo balza subito in evidenza per la sua presa emotiva: se non muore, se muore. E pare oscurare tutto il resto, ma è il miraggio ingannevole di una lettura superficiale. Lo scopo verso cui la frase converge è “produrre“: il chicco produce molto frutto. L’accento non è sulla morte, ma sulla vita. Gloria di Dio non è il morire, ma il molto frutto buono. Osserviamo un granello di frumento, un qualsiasi seme: sembra un guscio secco, spento e inerte, in realtà è una piccola bomba di vita. Caduto in terra, il seme non marcisce e non muore, sono metafore allusive. Nella terra non sopraggiunge la morte del seme, ma un lavorio infaticabile e meraviglioso, è il dono di sé: il chicco offre al germe (ma seme e germe non sono due cose diverse, sono la stessa cosa) il suo nutrimento, come una madre offre al bimbo il suo seno. E quando il chicco ha dato tutto, il germe si lancia verso il basso con le radici e poi verso l’alto con la punta fragile e potentissima delle sue foglioline. Allora sì che il chicco muore, ma nel senso che la vita non gli è tolta ma trasformata in una forma di vita più evoluta e potente.
La seconda immagine dell’auto-presentazione di Gesù è la croce: quando sarò innalzato attirerò tutti a me. Io sono cristiano per attrazione, dalla croce erompe una forza di attrazione universale, una forza di gravità celeste: lì è l’immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se stesso.
Con che cosa mi attira il Crocifisso? Con i miracoli? Con lo splendore di un corpo piagato? Mi attira con la più grande bellezza, quella dell’amore. Ogni gesto d’amore è sempre bello: bello è chi ami e ti ama, bellissimo è chi, uomo o Dio, ti ama fino all’estremo. Sulla croce l’arte divina di amare si offre alla contemplazione cosmica.
«A un Dio umile non ci si abitua mai» (papa Francesco), a questo Dio capovolto che scompiglia le nostre immagini ancestrali, tutti i punti di riferimento con un chicco e una croce, l’umile seme e l’estremo abbassamento:
Dio ama racchiudere
il grande nel piccolo:
l’universo nell’atomo
l’albero nel seme
l’uomo nell’embrione
la farfalla nel bruco
l’eternità nell’attimo
l’amore in un cuore
se stesso in noi.

P. Ermes Ronchi

La tentazione è sempre una scelta fra due amori

La prima lettura racconta di un Dio che inventa l’arcobaleno, questo abbraccio lucente tra cielo e terra, che reinventa la comunione con ogni essere che vive in ogni carne. Questo Dio non ti lascerà mai. Tu lo puoi lasciare, ma lui no, non ti lascerà mai.
Il Vangelo di Marco non riporta, a differenza di Luca e Matteo, il contenuto delle tentazioni di Gesù, ma ci ricorda l’essenziale: e subito lo Spirito lo sospinse nel deserto, e nel deserto rimase quaranta giorni tentato da Satana. In questo luogo simbolico Gesù gioca la partita decisiva, questione di vita o di morte. Che tipo di Messia sarà? Venuto per essere servito o per servire? Per avere, salire, comandare, o per scendere, avvicinarsi, offrire?
La tentazione è sempre una scelta tra due vite, anzi tra due amori. E, senza scegliere, non vivi. «Togliete le tentazioni e nessuno si salverà più» (Abba Antonio del deserto), perché verrebbe a mancare il grande gioco della libertà. Quello che apre tutta la sezione della legge nella Bibbia: io metto davanti a te la vita e la morte, scegli! Il primo di tutti i comandamento è un decreto di libertà: scegli! Non restare inerte, passivo, sdraiato. Ed è come una supplica che Dio stesso rivolge all’uomo: scegli, ti prego, la vita! (Dt 30,19).
Che poi significa «scegli sempre l’umano contro il disumano» (David Maria Turoldo), scegli sempre ciò che costruisce e fa crescere la vita tua e degli altri in umanità e dignità.
Dal deserto prende avvio l’annuncio di Gesù, il suo sogno di vita. La primavera, nostra e di Dio, non si lascia sgomentare da nessun deserto, da nessun abisso di pietre. Dopo che Giovanni fu arrestato Gesù andò nella Galilea proclamando il Vangelo di Dio. E diceva: il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo.
Il contenuto dell’annuncio è il Vangelo di Dio. Dio come una bella notizia. Non era ovvio per niente. Non tutta la Bibbia è Vangelo; non tutta è bella, gioiosa notizia; alle volte è minaccia e giudizio, spesso è precetto e ingiunzione. Ma la caratteristica originale del rabbi di Nazaret è annunciare il Vangelo, una parola che conforta la vita: Dio si è fatto vicino, e con lui sono possibili cieli e terra nuovi.
Gesù passa e dietro di lui, sulle strade e nei villaggi, resta una scia di pollini di Vangelo, un’eco in cui vibra il sapore bello e buono della gioia: è possibile vivere meglio, un mondo come Dio lo sogna, una storia altra e quel rabbi sembra conoscerne il segreto.
Convertitevi… Come a dire: giratevi verso la luce, perché la luce è già qui. Ed è come il movimento continuo del girasole, il suo orientarsi tenace verso la pazienza e la bellezza della luce. Verso il Dio di Gesù, e il suo volto di luce.

P. Ermes Ronchi

Epifania del Signore

Epifania del Signore – 6 Gennaio 2018

 

Al vedere la stella, [i Magi] provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

 

Matteo 2,1-12
L’avventura dei Magi è il sentiero dell’Epifania, ossia della rivelazione di Dio agli estranei, alla gente lontana. È la storia di chi è aiutato a trovare il bersaglio dell’esistenza, il Re dei re. È il percorso di chi debba arrivare a Gesù Cristo.

Si parte da una stella. Sorge una cosa nel cielo, e i Magi – astrologi sapienti, gente che guardava il cosmo e sapeva tante cose – questa non la conoscono. È comparsa una cosa diversa, bella, attraente, sorprendente. E bisogna decidere su di una intuizione che sorge nel cuore: che la bellezza non capiti a caso dalle nostre parti.

La bellezza è un interrogativo, e i Magi non se la lasciano scappare, la inseguono. Quante volte gli uomini per non perdere la presa di ciò che è bello e valido hanno trovato il Signore!

Cosa vuol dire seguire una stella? I fenomeni cosmici si vedono bene in certi luoghi e male in altri, come le eclissi. Allora i Magi regolano i loro passi per vedere meglio questa cosa bella nel cielo. Cercano di goderne meglio. Vuol dire muoversi secondo splendore, camminare secondo il cielo. Il serpente antico, dice Genesi 3, cammina sul suo ventre; molti camminano sul ventre, sulle passioni, seguendo la terra. Questi uomini camminano secondo il cielo, secondo le cose alte, belle, luminose. E questo sentiero li porta a Gerusalemme. E qui scoprono che la stella non basta, la bellezza non basta. Ciò che l’uomo può vedere, per quanto bello e luminoso sia, è solo un magnifico inizio. Quel che trovano presso il popolo di Dio, è un’altra luce. Trovano le Scritture, e in esse, le profezie.

LO STESSO POSTO. Non siamo mai i primi a cercare il centro dell’esistenza, tanti lo hanno fatto prima di noi. E Dio ha parlato loro, ha lasciato delle indicazioni. Chiamati per mezzo di quel che potevano capire, i Magi ora trovano la storia che Dio ha condotto con il suo popolo. E attingono a questo tesoro. I prossimi passi sono secondo le promesse, secondo le opere fatte con gli uomini e le donne della memoria d’Israele. E obbedendo alle Scritture c’è una gioia grandissima: che la stella e le Scritture indicano lo stesso posto. La natura, le Scritture e il cuore sono sintonizzati sul bersaglio. E il bersaglio è una casa dove c’è una donna con il suo bimbo, la vita che sgorga, ma è una vita peculiare, oggi diremmo “taggata” da stella e Scritture. E riconosciuta dalla gioia grande. È una vita nuova, è unbimbo, e questo bimbo va baciato, adorato. È un regalo. A lui va dato tutto, perché tutto dona, tutto rivela, tutto illumina.

Si merita che apriamo gli scrigni, i nostri possessi e che gli diamo il nostro oro che è la nostra ricchezza; e gli va dato il nostro incenso, che è il nostro onore, il nostro ruolo; e gli si può dare la nostra mirra, l’unguento per ungere i defunti, ossia le nostre tecniche per rendere profumate le nostre morti, per cascare in piedi pure nei casi peggiori.

Possessi, ruoli, strategie. Sono cose piccole se trovi il Re, gliele puoi dare tranquillamente.

Lui dà molto di più.

Fonte: Famiglia Cristiana

 

Una voce per gli amici del cielo

 

Il Vero Amico

Gesù amava tutti i discepoli, ma, senza alcun dubbio, si compiaceva di Giovanni. Forse perché seguiva Gesù per amore e non per interesse. Puoi avere mille amici, ma ti confidi e ti riveli totalmente solo con chi ti compiaci. Ed era quello che faceva Gesù con Giovanni. Grazie a questa intimità con Gesù, Giovanni è stato amico fedele di Gesù fino a sotto la croce, facendosi riconoscere, senza paura di essere anche lui perseguitato, come uno dei suoi discepoli. 
Cosa aveva capito Giovanni di Gesù? Che Gesù era l'Amore incarnato. Ecco perché il Vangelo e le lettere di Giovanni sono pregne di amore soprannaturale; per questo motivo chi non ama comprende poco gli scritti di San Giovanni, l'evangelista per eccellenza del Dio-Amore. 
Esiste la vera amicizia? Si, ma solo tra due persone che cercano e amano Gesù con fervore. Chi ha condiviso i miei momenti di gioia e soprattutto di dolore nella vita? Chi ama veramente Gesù Cristo. Un'amicizia radicata nel reciproco amore verso il Signore è fondata sulla roccia. I venti, le piogge e i terremoti non la distruggono, anzi la rendono più forte. Non invidiare l'amicizia dei mafiosi e dei camorristi (e quanti mafiosi e camorristi nelle nostre parrocchie e comunità religiose!) perché la loro non è vera amicizia. Essi sono amici tra di loro fino a quando l'uno non invade il campo dell'altro.
Chi è il vero amico? È colui che, quando tu non occupi più un ruolo importante nella Chiesa e nel mondo, ti rimane vicino. È colui che, quando sei nel dolore, ti rimane accanto. È colui che, quando vieni calunniato, non ha timore di frequentarti. È colui che, quando sei ammalato, ti viene ad accarezzare la fronte.
Chi ha trovato un amico ha trovato un tesoro. 
Attenzione ai falsi amici perché sono come oggetti di ferro indorato. Abbi mille amici, ma confidati con uno solo di essi. L'amicizia vera è rara. Ringrazio il Signore per il dono di alcuni veri amici che, grazie al loro sincero e disinteressato amore, ho superato delusioni, debolezze, fallimenti e tentazioni. E sono contento quando essi mi dicono che, anche loro, grazie alla mia amicizia e alla mia presenza nella loro vita, hanno superato dolori e sofferenze. Grazie, Signore, che mi sei amico perché la tua amicizia mi sta aiutando ad essere amico del prossimo. Amen. Alleluia.

P. Lorenzo Montecalvo

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