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Pellegrinaggio ai Santuari di Padre Pio, di S. Michele Arcangelo e di Castel Petroso

8 – 9 luglio 2017 – Referenti: Zicchieri TeresaZorzin Silvana


Pellegrinaggio in TERRA SANTA
“Storia e geografia della salvezza” (Paolo VI)

1 – 8 gennaio 2018   Referente: Flora Boschetto

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Memorial Luca Violo – Festival artisti di strada

Lotteria di S.Anna 2017 – i biglietti estratti

Festa di Sant’Anna 2017

La madre della Vergine, il cui nome deriva dall’ebraico Hannah, cioè Grazia, ha custodito nel grembo Colei che diede alla luce il Cristo e quindi la speranza del mondo. Il nome Gioacchino deriva dall’ebraico e vuol dire “Dio rende forti”. S. Anna spesso è raffigurata con Maria bambina, mentre le insegna a leggere i Salmi e a lodare Dio. La tradizione ci racconta che Anna e Gioacchino hanno pregato e digiunato molto per ottenere da Dio il dono di una discendenza. Il culto ai Santi Gioacchino e Anna richiama i devoti che desiderano chiedere a Dio, per loro intercessione, il dono dei figli. Sono in particolare novelle spose e future mamme che si rivolgono a S. Anna per avere un parto felice. A S. Gioacchino si chiede sostegno per i papà, perché possano seguire ed aiutare i figli ed essere loro di esempio. Anna e Gioacchino sono i nonni di Gesù, sono quindi modello di tutti i nonni, custodi della fede e depositari della tradizione. Sono i nonni spesso a tramandare i valori del Vangelo e ad offrire una forte testimonianza nella famiglia. Oggi i nonni hanno un ruolo particolarmente importante nelle famiglie dove entrambi i genitori devono assentarsi per lavoro, ed ancora più, nelle famiglie divise. I nonni sono validi educatori perchè amano: solo chi ama educa. Essi vedono nei nipotini la loro immagine, quindi li accolgono con tenerezza; con tenerezza consigliano, consolano, insegnano a pregare e trasmettono la fede e i grandi valori. Così tra chi si affaccia alla vita e chi cammina sul viale del tramonto nasce un legame profondo che richiama la tenerezza di Dio Padre il quale ama tutti i suoi figli di infinito amore. Valorizzare la presenza dei nonni è un grande atto di carità e al tempo stesso una benedizione per la famiglia. 

 

Festa Sant’Anna 2017 – Programma

Al di là della paura

«Non abbiate paura!». Gli esperti hanno contato questo invito nella Bibbia per ben 366 volte. Eppure la paura è uno dei nostri principali sentimenti, come sanno pure i numerosi bambini che hanno visto il recente film di animazione “Inside out”.
Gli antropologi raccontano che la paura nacque come forma di difesa dell’uomo primitivo di fronte ai pericoli delle belve feroci e degli eventi incontrollabili. Con le difese della civiltà si trasferì su altri aspetti della vita e delle relazioni, spesso indotta da chi aveva interesse a conservare il potere sugli altri.

Ed oggi ci ritroviamo a temere di non essere abbastanza o di non avere il necessario; di essere feriti, osteggiati o condizionati dagli altri; di perdere le nostre sicurezze, i nostri amori, la nostra vita.
La parola di Dio ha due ricette infallibili per fronteggiare la paura. La prima è la fede. Dio è «al nostro fianco come un prode valoroso».

Le realtà malvagie «non potranno prevalere» (Geremia). Come provvede alla vita dei passeri, tanto più non lascerà mancare del necessario l’umanità. Oggi è chiaro che la Terra può produrre cibo per tutti. Nel Vangelo leggiamo che «non vi è nulla di segreto che non sarà conosciuto». Come possiamo quindi temere i falsi giudizi degli uomini? E come possiamo temere quello di Dio se sappiamo che è dalla nostra parte e Misericordia?
La seconda ricetta è l’amore. Lo scrive san Giovanni: «Nell’amore non c’è timore» (1 Gv 4,18). Chi ama è libero da se stesso, concentrato sulle esigenze degli altri. Accoglie, accetta, si offre. Non ha tempo per dar retta alla paura.

Corpus Domini – 60^ sacerdozio padre Giovanni

CORPUS DOMINI, DALLA VISIONE MISTICA AL MIRACOLO EUCARISTICO DI BOLSENA:

SEI COSE DA SAPERE

 

La festa venne istituita nel 1246 in Belgio grazie alla visione mistica di una suora di Liegi, la beata Giuliana di Retìne. Poi, due anni dopo, papa Urbano IV la estese a tutta la cristianità dopo il miracolo eucaristico di Bolsena nel quale dall’ostia uscirono alcune gocce di sangue per testimoniare della reale presenza del Corpo di Cristo. Si festeggia il giovedì dopo la festa della Ss. Trinità anche se in alcuni Paesi come l’Italia è stata spostata alla domenica successiva

 

La solennità del Corpus Domini (“Corpo del Signore”) è una festa di precetto, chiude il ciclo delle feste del periodo post Pasqua e celebra il mistero dell’Eucaristia istituita da Gesù nell’Ultima Cena.

QUALI SONO LE ORIGINI DELLA FESTA?

La ricorrenza è stata istituita grazie ad una suora che nel 1246 per prima volle celebrare il mistero dell’Eucaristia in una festa slegata dal clima di mestizia e lutto della Settimana Santa. Il suo vescovo approvò l’idea e la celebrazione dell’Eucaristia divenne una festa per tutto il compartimento di Liegi, dove il convento della suora si trovava. In realtà la festa posa le sue radici nell’ambientedella Gallia belgica  e in particolare grazie alle rivelazioni della Beata Giuliana di Retìne.
Nel 1208 la beata Giuliana, priora nel Monastero di Monte Cornelio presso Liegi, vide durante un’estasi il disco lunare risplendente di luce candida, deformato però da un lato da una linea rimasta in ombra: da Dio intese che quella visione significava la Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del SS. Sacramento. Il direttore spirituale della beata, il Canonico di LiegiGiovanni di Lausanne, ottenuto il giudizio favorevole di parecchi teologi in merito alla suddetta visione, presentò al vescovo la richiesta di introdurre nella diocesi una festa in onore del Corpus Domini. La richiesta fu accolta nel 1246 e venne fissata la data del giovedì dopo l’ottava della Trinità.

COS’È IL “MIRACOLO EUCARISTICO” DI BOLSENA?

Nel 1262 salì al soglio pontificio, col nome di Urbano IV, l’antico arcidiacono di Liegi e confidente della beata Giuliana, Giacomo Pantaleone. Ed è a Bolsena, proprio nel Viterbese, la terra dove è stata aperta la causa suddetta che in giugno, per tradizione si tiene la festa del Corpus Domini a ricordo di un particolare miracolo eucaristico avvenuto nel 1263. Si racconta che un prete boemo, in pellegrinaggio verso Roma, si fermò a dir messa a Bolsena ed al momento dell’Eucarestia, nello spezzare l’ostia consacrata, fu pervaso dal dubbio che essa contenesse veramente il corpo di Cristo. A fugare i suoi dubbi, dall’ostia uscirono allora alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino liturgico (attualmente conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell’altare tuttora custodite in preziose teche presso la basilica di Santa Cristina.
Venuto a conoscenza dell’accaduto Papa Urbano IV istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini estendendola dalla circoscrizione di Liegi a tutta la cristianità. La data della sua celebrazione fu fissata nel giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste (60 giorni dopo Pasqua). Così, l’11 Agosto 1264 il Papa promulgò la Bolla “Transiturus” che istituiva per tutta la cristianità la Festa del Corpus Domini dalla città che fino allora era stata infestata dai Patarini i quali negavano il Sacramento dell’Eucaristia.

CHE COS’È LA PROCESSIONE DEL CORPORALE?

Già qualche settimana prima di promulgare questo importante atto,  il 19 Giugno, lo stesso Pontefice aveva preso parte, assieme a numerosissimi cardinali e prelati venuti da ogni luogo e ad una moltitudine di fedeli, ad una solenne processione con la quale il sacro lino macchiato del sangue di Cristo era stato recato per le vie della città. Da allora, ogni anno in Orvieto, la domenica successiva alla festività del Corpus Domini, il Corporale del Miracolo di Bolsena, racchiuso in un prezioso reliquiario, viene portato processionalmente per le strade cittadine seguendo il percorso che tocca tutti i quartieri e tutti i luoghi più significativi della città. In seguito la popolarità della festa crebbe grazie al Concilio di Trento, si diffusero le processioni eucaristiche e il culto del Santissimo Sacramento al di fuori della Messa.

QUAL È LA DIFFERENZA TRA IL GIOVEDÌ SANTO E LA FESTA DEL CORPUS DOMINI?

Se nella Solennità del Giovedì Santo la Chiesa guarda all’Istituzione dell’Eucaristia, scrutando il mistero di Cristo che ci amò sino alla fine donando se stesso in cibo e sigillando il nuovo Patto nel suo Sangue, nel giorno del Corpus Domini l’attenzione si sposta sulla relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il suo Corpo Mistico. Le processioni e le adorazioni prolungate celebrate in questa solennità, manifestano pubblicamente la fede del popolo cristiano in questo Sacramento. In esso la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con Cristo, Presente nell’Eucaristia in Corpo Sangue anima e Divinità.

QUANDO SI CELEBRA E IN QUALI PAESI È GIORNO FESTIVO?

Il Corpus Domini si celebra il giovedì dopo la festa della Santissima Trinità. A Orvieto, dove fu istituita, e a Roma, dov’è presieduta dal Papa, la celebrazione si svolge infatti il giovedì dopo la solennità della Santissima Trinità. A Roma la celebrazione inizia nella Cattedrale di S. Giovanni in Laterano, per poi concludersi con la processione tradizionale fino alla basilica di Santa Maria Maggiore; il Santo Padre la presiede in quanto Vescovo di Roma. Nella stessa data si celebra in quei paesi nei quali la solennità è anche festa civile: nei cantoni cattolici della Svizzera, in Spagna, in Germania, Irlanda, Croazia, Polonia, Portogallo, Brasile, Austria e a San Marino.

In Italia e in altre nazioni il giorno festivo di precetto si trasferisce alla seconda domenica dopo Pentecoste, in conformità con le Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario.
Nella riforma del rito ambrosiano, promulgata dall’Arcivescovo di Milano il 20 marzo 2008, questa festività è stata riportata obbligatoriamente il giovedì della II settimana dopo Pentecoste con la possibilità, per ragioni pastorali, di celebrarla anche la domenica successiva. Numerose diocesi, in Italia, continuano a proporre ai fedeli la Celebrazione e la Processione Eucaristica, a livello diocesano, il giovedì, lasciando per la domenica la Celebrazione e la Processione parrocchiale.

IN CHE COSA CONSISTONO LE CELEBRAZIONI?

In occasione della solennità del Corpus Domini, dopo la celebrazione della Messa, si porta in processione, racchiusa in un ostensorio sottostante un baldacchino, un’ostia consacrata ed esposta alla pubblica adorazione: viene adorato Gesù vivo e vero, presente nel Santissimo Sacramento.

P. Andrea Bersanetti – Prima S. Messa stasera ore 19:00

Istituto del Verbo Incarnato – Seminario San Vitaliano 

4 luglio 2016

“Il sacerdote potrà comprendere se stesso soltanto nel Cielo”, diceva San Giovanny Maria Vianney più di un secolo fa, e con ragione, perché nel momento in cui si riceve l’ordinazione si diventa Alter Christus e tra le mani del sacerdote il Figlio di Dio nuovamente s’incarna alle tremende parole: questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue.
Il diacono, poi, che assiste il sacerdote e sull’altare viene messo a contatto con le cose divine, deve conformare a Cristo tutta la sua vita e servire il popolo di Dio.
Così, sabato 25 giugno, nella cattedrale di Montefiascone (VT), dodici nostri confratelli hanno ricevuto questi sacri ordini per le mani di Mons. Lino Fumagalli, Vescovo di Viterbo, e ora abbiamo cinque nuovi sacerdoti: Sean Bradley (Irlanda) Orzù Saidshoev (Tajikistan) Emanuele Baviera (Italia) Tobias Eibl (Germania) e Jesus Segura (Spagna) e sette diaconi Dominic Clovis(Inghilterra), Paul Nnaji (Nigeria), Luca Rinaldi, Andrea Bersanetti, Nicola Vicentini, Danilo Palumbo (Italia) e Andreas Schmidt (Germania).
Particolarmente importante è stata l’ordinazione presbiterale del diacono Orzù Saidshoev, che è diventato il primo sacerdote del Tajikistan (Asia centrale) nella storia dell’umanità. Una grazia immensa per tutta la sua nazione, per l’Istituto e per la nostra missione sui iuris in quel paese. Numerose persone, tra cui parenti e amici dei neo-ordinati, hanno preso parte alla celebrazione che si è svolta con solennità al mattino, e successivamente alla festa con tutta la famiglia religiosa nel cortile del Seminario San Vitaliano.
Il giorno successivo, domenica 26 agosto, è stata celebrata la Prima Santa Messa nella chiesa del Seminario, presieduta da P. Orzù Saidshoev e concelebrata dagli altri, insieme ai diaconi.
Che Dio accompagni i nuovi missionari e sostenga i diaconi nel loro ministero, affinché possano anch’essi diventare santi sacerdoti

Conferimento dei Ministeri del Lettorato e Accolitato

Parish Cup Latina 2017

In questa giornata del 2 giugno 2017, festa della Repubblica Italiana, si è svolta presso la parrocchia SS. Annunziata in Sabaudia  l’edizione annuale della Parish Cup, un torneo tra le parrocchie della diocesi di Latina, nelle discipline sportive del calcio a 5 senior maschile, calcio a 5 junior maschile, calcio a 5 femminile, pallavolo misto. Già da alcuni anni la nostra parrocchia di Sant’Anna partecipa all’evento, che ha anche ospitato nell’aprile del 2015. È stato un crescendo nella partecipazione delle squadre parrocchiali (quest’anno avevamo una squadra per ogni disciplina sportiva) e nei risultati, fino alla conquista dell’ambita coppa Parish, che custodiremo con orgoglio fino alla prossima edizione del torneo, quando la rimetteremo in gioco, sperando di vincerla ancora. È un evento molto impegnativo da organizzare, ma la bellezza di una giornata come quella odierna ripaga di tutta la fatica. Che meraviglia vedere centinaia di giovani riuniti dalla passione sportiva, ma non tanto quella professionale delle associazioni sportive, quanto quella dello sport nato dal basso, dagli oratori parrocchiali, dove lo sport è strumento educativo ed evangelizzatore.  Per noi tutto questo è stato possibile soprattutto a motivo della presenza di un gruppo sportivo stabile dell’oratorio, affiliato al CSI (Centro Sportivo Italiano), che da qualche anno accompagna i nostri ragazzi nella delicata fase di crescita, attraverso lo sport. Fino ad ora con il calcetto, ma ora, dopo questo trampolino di lancio della Parish, vorremmo includere anche la pallavolo nel circuito dello sport oratoriale.

È una meraviglia questo gruppo sportivo della nostra parrocchia, costituito da genitori  che hanno fatto della loro passione sportiva un servizio gratuito alla comunità per l’educazione e l’evangelizzazione dei figli di Pontinia. Queste persone hanno compreso bene che i figli non sono solo dei genitori, ma di tutti coloro che li amano e vogliono aiutarli a crescerli, anche perché la società di domani sarà fatta da loro. Dunque se tra i lettori di questo sito c’è qualcuno che condivide questa mentalità e vuole conoscere più da vicino la realtà del nostro gruppo sportivo si faccia avanti.

Per concludere un ringraziamento grande agli organizzatori diocesani della Parish, un team di ragazzi splendidi che si sobbarcano di una fatica enorme per il bene della nostra gioventù, accompagnati e sostenuti dai sacerdoti della pastorale giovanile diocesana e dal nostro vescovo Mariano, che sempre incoraggia e benedice questo appuntamento.

La giornata è iniziata presto: alle 7,30 dovevamo essere a Sabaudia per il riconoscimento delle squadre, poi una preghiera iniziale per ricordare a tutti lo spirito della Parish, che è incontrare il Signore Gesù attraverso lo sport. E poi via alle partite! Ma non solo. La spiritualità è stata messa al centro della giornata, con tanti sacerdoti sempre disponibili per le confessioni, con la presenza di religiosi e religiose a fare da angeli custodi alle singole squadre (un grande contributo lo hanno dato le sorelle del Verbo Incarnato), l’animazione musicale e attraverso stand informativi di varie realtà importanti della nostra diocesi, ma anche provenienti da fuori.  Fino ad arrivare al centro della giornata, l’Eucarestia presieduta dal Vescovo prima del pranzo, cui è seguita una lunga esposizione del SS. Sacramento fino al tardo pomeriggio, dove liberamente chiunque poteva sostare in dialogo col Signore.  

La giornata si è conclusa alle dieci di sera con le solenni premiazioni. Chi vi scrive lo fa la sera stessa dell’evento, tanto è l’entusiasmo che lo abita e che vuole condividere. Ma tanta è anche la stanchezza, per cui, con un sentimento di gioia e gratitudine al Signore per quello che ci ha dato di vivere quest’oggi, vi da la buonanotte.

P.Nicola

Il giogo leggero dei comandamenti del Signore

La prima parola è «se»: se mi amate. Un punto di partenza così libero, così umile, così fragile, così fiducioso, così paziente. Non dice: dovete amarmi. Nessuna minaccia, nessuna costrizione, puoi aderire e puoi rifiutarti in totale libertà.
Ma, se mi ami, sarai trasformato in un'altra persona, diventerai come me, prolungamento dei miei gesti, eco delle mie parole: se mi amate, osserverete i comandamenti miei. Non per dovere, ma come espansione verso l'esterno di ciò che già preme dentro, come la linfa della vite a primavera, quando preme sulla corteccia dura dei tralci e li apre e ne esce in forma di gemme e foglie.
In questo passo del Vangelo di Giovanni, per la prima volta, Gesù chiede esplicitamente di essere amato. Il suo comando finora diceva: Amerai Dio, amerai il prossimo tuo, vi amerete gli uni gli altri come io vi ho amato, ora aggiunge se stesso agli obiettivi dell'amore. Non detta regole, si fa mendicante d'amore, rispettoso e generativo. Non rivendica amore, lo spera.
Ma amarlo è pericoloso. Infatti il brano di oggi riporta sette versetti, in cui per sette volte Gesù ribadisce un concetto, anzi un sogno: unirsi a me, abitare in noi. E lo fa con parole che dicono unione, compagnia, incontro, intimità, in una divina monotonia, umile e sublime: sarò con voi, verrò presso di voi, in voi, a voi, voi in me io in voi.
Gesù cerca spazi, spazi nel cuore, spazi di trasformazione: se mi ami diventi come me! Io posso diventare come Lui, acquisire nei miei giorni un sapore di cielo e di storia buona; sapore di libertà, di mitezza, di pace, di forza, di nemici perdonati, e poi di tavole imbandite, e poi di piccoli abbracciati, di relazioni buone e feconde che sono la bellezza del vivere.
Quali sono i comandamenti miei di cui parla Gesù? Non l'elenco delle Dieci Parole del monte Sinai; non i comandi esigenti o i consigli sapienti dettati in quei tre anni di itineranza libera e felice dal rabbi di Nazaret.
I comandamenti da osservare sono invece quei gesti che riassumono la sua vita, che vedendoli non ti puoi sbagliare: è davvero lui. Lui che si perde dietro alla pecora perduta, dietro a pubblicani e prostitute, che fa dei bambini i principi del suo regno, che ama per primo, ama in perdita, ama senza aspettare di essere ricambiato.
«Come ho fatto io, così farete anche voi» (Gv 13,15). Lui che cinge un asciugamano e lava i piedi, che spezza il pane, che nel giardino trema insieme al tremante cuore della sua amica («donna, perché piangi?»), che sulla spiaggia prepara il pesce sulla brace per i suoi amici. Comandamenti che confortano la vita. Mentre nelle sue mani arde il foro dei chiodi incandescenti della crocifissione.

P. Ermes Ronchi

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