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Pellegrinaggio in TERRA SANTA
“Storia e geografia della salvezza” (Paolo VI)

1 – 8 gennaio 2018   Referente: Flora Boschetto

La Fontana di Sant’Anna

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Archivi del mese: aprile 2015

Gesù il pastore buono che dà la vita, che contagia d’amore

Buon-PastorePastore buono: è il titolo più disarmato e disarmante che Gesù abbia dato a se stesso. Eppure questa immagine non ha in sé nulla di debole o remissivo: è il pastore forte che si erge contro i lupi, che ha il coraggio di non fuggire; il pastore bello nel suo impeto generoso; il pastore vero che si frappone fra ciò che dà la vita e ciò che procura morte al suo gregge.
Il pastore buono che nella visione del profeta «porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri» (Isaia 40,11), evoca anche una dimensione tenera e materna che, unita alla fortezza, compone quella che papa Francesco chiama con un magnifico ossimoro, una «combattiva tenerezza» (Evangelii gaudium 88).
Che cosa ha rivelato Gesù ai suoi? Non una dottrina, ma il racconto della tenerezza ostinata e mai arresa di Dio. Nel fazzoletto di terra che abitiamo, anche noi siamo chiamati a diventare il racconto della tenerezza di Dio. Della sua combattiva tenerezza.
Qual è il comportamento, il gesto che caratterizza questo pastore secondo il cuore di Dio? Il Vangelo di oggi lo sottolinea per cinque volte, racchiudendolo in queste parole: il pastore dà la vita. Qui affiora il filo d'oro che lega insieme tutta intera l'opera ininterrotta di Dio nei confronti di ogni creatura: il suo lavoro è da sempre e per sempre trasmettere vita, «far vivere e santificare l'universo» (Prece eucaristica III).
Dare la vita non è, innanzitutto o solamente, morire sulla croce, perché se il Pastore muore le pecore sono abbandonate e il lupo rapisce, uccide, vince.
Dare la vita è l'opera generativa di Dio, un Dio inteso al modo delle madri, uno che nel suo intimo non è autoreferenzialità, ma generazione..
Un Dio compreso nel senso della vite che dà linfa ai tralci; del seno di donna che offre vita al piccolo; dell'acqua che dà vita alla steppa arida. Io offro la mia vita significa: vi offro una energia di nascita dall'alto; offro germi di divinità, per farvi simili a me (noi saremo simili a lui, 1 Gv 3,2 nella II Lettura).
Solo con un supplemento di vita, la sua, potremo battere coloro che amano la morte, i tanti lupi di oggi.
Perché anche noi, discepoli che vogliono, come lui, sperare ed edificare, dare vita e liberare, siamo chiamati ad assumere il ruolo di "pastore buono", cioè forte e bello, combattivo e tenero, del gregge che ci è consegnato: la famiglia, gli amici, quanti contano su di noi e di noi si fidano.
"Dare vita" significa contagiare di amore, libertà e coraggio chi avvicini, di vitalità ed energia chi incontri. Significa trasmettere le cose che ti fanno vivere, che fanno lieta, generosa e forte la tua vita, bella la tua fede, contagiosi i motivi della tua gioia.

P. Ermes Ronchi

Parish Cup Latina 19/04/2015 – 5^ Edizione

ORATORIO S. ANNA PONTINIA 19 APRILE 2015

Presso l’oratorio S. Anna di Pontinia, hanno preso parte alla quinta edizione del “PARISH CUP LATINA” oltre cinquento ragazzi di ogni età, appartenenti alla diocesi pontina e non solo.

Organizzatori dell’evento l’ufficio pastorale del tempo libero del turismo e dello sport, l’ufficio pastorale giovanile, il centro diocesano delle vocazioni, l’ufficio pastorale della salute. Erano presenti inoltre varie associazioni: gli scouts, l’Azione Cattolica, la Croce Rossa Italiana, L’Aido, l’Associazione “LA VELA”, la Protezione Civile di Pontinia, e un bravissimo gruppo di cuoche, tutti hanno contribuito alla riuscita dell’evento.

I giochi, hanno visto impegnati i giovani nel calcetto maschile e femminile,  nella palla a volo mista e in altre attività ludiche.

L’evento nasce da un progetto educativo, rivolto ai ragazzi delle parrocchie attraverso il ricorso ad attività ludiche e sportive, con una attenzione speciale alla solidarietà, dove quest’anno i fondi raccolti verranno destinati all’associazione “Casetta Gaia” che a Latina offre ospitalità ai piccoli pazienti oncologici con le loro famiglie, le quali devono sostenere cure mediche negli ospedali di zona.

Alle ore 13.00 è stata celebrata la santa messa officiata da S. E. mons. Mariano Crociata, per poi proseguire dopo il pranzo con la seconda parte delle attività sportive e le premiazioni delle squadre vincitrici.

Si ringraziano per l’ospitalità i padri Piamartini e in particolare il parroco padre Valeriano.  

 

Pasqua di Resurrezione

Pasqua di Risurrezione del Signore

La Pasqua è il culmine della Settimana Santa, è la più grande solennità per il mondo cristiano, e prosegue poi con l’Ottava di Pasqua e con il Tempo liturgico di Pasqua che dura 50 giorni, inglobando la festività dell’Ascensione, fino all’altra solennità della Pentecoste. 
La Risurrezione è la dimostrazione massima della divinità di Gesù, non uno dei numerosi miracoli fatti nel corso della sua vita pubblica, a beneficio di tante persone che credettero in Lui; questa volta è Gesù stesso, in prima persona che indica il valore della sofferenza, comune a tutti gli uomini, che trasfigurata dalla speranza, conduce alla Vita Eterna, per i meriti della Morte e Resurrezione di Cristo.

Venerdì santo

VENERDÌ SANTO
Celebrazione della Passione del Signore

 

In questo giorno e nel giorno seguente, la Chiesa, per antichissima tradizione, non celebra l'Eucaristia.Nelle ore pomeridiane ha luogo la celebrazione della Passione del Signore. Commemoriamo insieme i due aspetti del mistero della croce: la sofferenza che prepara la gioia di Pasqua, l'umiliazione e la vergogna di Gesù da cui sorge la sua glorificazione. Oggi è già Pasqua: Cristo che muore sulla croce «passa» da questo mondo al Padre; dal suo costato sgorga per noi la vita divina: noi «passiamo» dalla morte del peccato alla vita in Dio.

La celebrazione si svolge in tre momenti: Liturgia della Parola, Adorazione della Croce, Comunione eucaristica.Non vi è Antifona d'inizio; la solenne azione liturgica comincia con la preghiera silenziosa, in ginocchio, di tutta l'assemblea.

Giovedì santo

Il Giovedì santo è il giovedì precedente la Pasqua. È il giorno dell'Ultima Cena di Gesù con i suoi apostoli, quando Cristo istituì l'Eucaristia e il Sacerdozio Ministeriale, e diede l'esempio dello stile di servizio attraverso il gesto della Lavanda dei Piedi. È anche il giorno del tradimento di Giuda.

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