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Emmanuel

Lavoravo presso un negozio di informatica, un rivenditore autorizzato IBM.
Mi occupavo dell’assistenza clienti , facevo anche corsi sull’utilizzo dei pacchetti software e strumentazioni varie che venivano acquistate.
Un pomeriggio d’estate, ricordo il caldo quasi soffocante,  ero ad una scrivania intento a ripristinare l’ennesimo computer devastato da un virus.
Entra in negozio un ragazzo sulla trentina, molto probabilmente senegalese, aveva una borsa in spalla. Ricordo il suo volto, nerissimo da cui spiccavano grandi occhi e denti bianchissimi.
Rimane titubante sull’entrata ed io lo guardavo, era evidente il fatto che si sentisse a disagio. Preso il coraggio a due mani entra e si dirige con passo incerto verso la mia postazione.
Conosceva pochissime parole di Italiano quindi mi mostra la sua borsa, dentro vi erano dei calzini bianchi di spugna. Capisco allora che voleva che ne comprassi qualche paio.
Mi alzo e vado verso di lui. Lo guardo, e gli dico: «Mi dispiace, non ho molto denaro e non mi serve nulla di ciò che mi offri ma se posso, ti aiuto volentieri», allora prendo il portafogli, lo apro, c’erano 5.000 Lire.
Prendo quell’unica banconota e glie la porgo, lui la prende e poi succede un fatto inspiegabile, incredibile, lo abbraccio stringendolo forte a me e lo bacio sulla guancia. Lui, visibilmente scosso e sorpreso, mi guarda e mi dice: «Come ti chiami?» gli dico il mio nome ed immediatamente dopo gli chiedo il suo, «Emmanuel» fu ciò che ottenni come risposta.
«Questo è tutto ciò che ho» gli dico, «non è molto ma se domani ritorni da queste parti farò in modo di darti qualcos’altro».  Non l’ho mai più rivisto.
Passano alcuni giorni ed il ricordo di quell’incontro comincia a diradarsi, gradualmente, come la nebbia al sorgere del sole, ricacciato indietro nella mia mente da tutte le problematiche quotidiane e dagli impegni lavorativi.
Mentre mi dedicavo al controllo dell’inventario nel magazzino parti di ricambio, arriva il titolare dell’azienda: «Ehi! Ma lo sai che il cliente di ieri è rimasto talmente soddisfatto del tuo intervento tecnico che ha deciso di stipulare con noi un importate contratto di manutenzione annuale, siccome il merito è soprattutto il tuo ho pensato di darti questo», mi consegna una busta bianca sigillata.
La apro e all’interno scorgo cinque banconote da 100.000 Lire ciascuna.
Caspita!!! Che fortuna! Ripongo tutto contento la busta in tasca e dopo aver abbondantemente ringraziato torno a ciò che stavo facendo.
Quella stessa settimana, non ricordo quale giorno fosse ma ricordo che erano le ore 21:00, durante un incontro nella mia parrocchia, il sacerdote comincia a fare alcune digressioni storiche ed inizia a parlarci dell’importanza del nome presso gli Israeliti.
Ci disse appunto che noi occidentali in genere diciamo che una persona ha un nome mentre biblicamente l’ebreo dice che la persona è il suo nome.  Quindi nella Scrittura il nome rappresenta l’essenza stessa della persona e dire il proprio nome ad una persona significa rivelare chi realmente siamo. E chiedere il nome ad un altro  significa attribuirgli una grande importanza, e manifestare la propria volontà di conoscerlo bene, nell'intimo.
Ed aggiunse: «Capite quindi quanto fossero importanti in quel tempo i nomi, tanto per farvi un esempio, sapete cosa significa “Emmanuel”? Significa “Dio con noi”»
In quel preciso istante mi torna tutto in mente, prepotentemente con una forza devastante, cominciano a tremarmi le gambe ed avverto un senso di smarrimento. Torno a casa ed in macchina comincio a ripercorrere con la mente tutti i momenti di quel pomeriggio.
Il negozio era un viavai continuo di gente, tra personale, clienti e trasportatori  non c’era mai un momento di tregua, ma per tutto il tempo della visita di Emmanuel stranamente non c’era nessuno, ero completamente solo.
 
Si dice che ogni volta che doniamo qualcosa, con il cuore, a qualcuno che ne ha bisogno il Signore ci rende 10 volte tanto. Beh, io posso dire che non è vero, a me è stato dato 100 volte di più. E non solo economicamente, da quel momento la mia vita è stata sempre un crescendo, di emozioni, soddisfazioni, gioie.
Certo ci sono stati anche momenti difficili, giorni di dolore, di sofferenza ma il Padre mi è stato sempre vicino, al mio fianco, ogni giorno e per tutti i giorni della mia vita, e mi ha dato la forza per superare i momenti brutti, disseminando il mio cammino di doni meravigliosi per i quali io, ogni giorno, Lo ringrazio.
 
Sono trascorsi 20 anni da quel giorno, ma il ricordo è ancora vivissimo in me, ho cercato Emmanuel in tutti i venditori ambulanti che ho incontrato sinora e l’ho ritrovato in ogni persona bisognosa che ti tende una mano, che aspetta una parola di conforto,  un gesto gentile, un sorriso, un saluto.
 
(Testimonianza di una persona che preferisce restare anonima)
 

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