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Orario Celebrazioni: Dal lunedì al sabato : 08:30 - 19:00 - Domenica : 7:30 - 10:30 - 19:00

Anno: 2014

Festa del Ringraziamento 2014

«Coltivare la terra in forme sostenibili, per nutrire il pianeta con cuore solidale»; «adottare comportamenti quotidiani basati sulla sobrietà e la salubrità nel consumo del cibo»; «rendere grazie a Dio e ai fratelli» per il dono «che ogni giorno riceviamo dalla terra e dal lavoro dell’uomo, in modo tale da tutelarli anche per le prossime generazioni». Sono le «scelte» indicate dalla Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, nel messaggio per la 64ª Giornata nazionale del ringraziamento (9 novembre 2014).

Beatificazione Paolo VI

paolo_viForse dopo un breve pellegrinaggio mai siamo tornati così felici e commossi. Sì, è stata una domenica speciale.

Alle 8 Piazza S. Pietro ci accoglie nel colonnato del Bernini già carichi di spiritualità, dopo le lodi recitate sul pullman e intensamente commentate dal Parroco P. Valeriano Montini. L’invocazione riassuntiva? “La tua grazia vale più della vita”: perché, a che serve la vita senza la Grazia di Dio? Non si innalzerebbe da un livello sub-umano.

Ci affrettiamo verso la Basilica, e il nostro Parroco più di noi, emozionato di essere tra i concelebranti della S. Messa per Papa Montini. Nell’immensa piazza c’è una marea di sedie su cui, con nostra sorpresa, sono a disposizione copie dell’Osservatore Romano e dell’inserto de “Il Messaggero” dedicato a Paolo VI, la cui lettura potrà continuare ad edificare a lungo le decine di migliaia di credenti convenuti da tutto il mondo, immagine plastica della Chiesa cattolica, molto riconoscente a Papa Montini […]

Teresa Zicchieri

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Festa sport & solidarietà – cerimonia di chiusura

 

In ricordo di LUCA

Con la Santa Messa celebrata in ricordo di Luca Violo, si è conclusa la cerimonia della “Festa dello sport & della solidarietà”.

Le due giornate dedicate all’evento  tenutosi nel parco “Baden Powell” dell’oratorio, hanno visto la partecipazione di molte persone soprattutto  giovani venuti anche da fuori.

Si ringraziano tutti e coloro che hanno contribuito fattivamente alla riuscita dell’evento,  padre Valeriano e padre Nicola, per aver messo a disposizione gli spazi oratoriali.

Grazie a tutti!!!

 

Festività di Sant’Anna a Pontinia

Festività di Sant’Anna – 26 Luglio

La madre della Vergine, è titolare di svariati patronati quasi tutti legati a Maria; poiché portò nel suo grembo la speranza del mondo, il suo mantello è verde, per questo in Bretagna dove le sono devotissimi, è invocata per la raccolta del fieno; poiché custodì Maria come gioiello in uno scrigno, è patrona di orefici e bottai; protegge i minatori, falegnami, carpentieri, ebanisti e tornitori.
Perché insegnò alla Vergine a pulire la casa, a cucire, tessere, è patrona dei fabbricanti di scope, dei tessitori, dei sarti, fabbricanti e commercianti di tele per la casa e biancheria.
È soprattutto patrona delle madri di famiglia, delle vedove, delle partorienti, è invocata nei parti difficili e contro la sterilità coniugale.
Il nome di Anna deriva dall’ebraico Hannah (grazia) e non è ricordata nei Vangeli canonici; ne parlano invece i vangeli apocrifi della Natività e dell’Infanzia, di cui il più antico è il cosiddetto “Protovangelo di san Giacomo”, scritto non oltre la metà del II secolo.
Questi scritti benché non siano stati accettati formalmente dalla Chiesa e contengono anche delle eresie, hanno in definitiva influito sulla devozione e nella liturgia, perché alcune notizie riportate sono ritenute autentiche e in sintonia con la tradizione, come la Presentazione di Maria al tempio e l’Assunzione al cielo, come il nome del centurione Longino che colpì Gesù con la lancia, la storia della Veronica, ecc.
Il “Protovangelo di san Giacomo” narra che Gioacchino, sposo di Anna, era un uomo pio e molto ricco e abitava vicino Gerusalemme, nei pressi della fonte Piscina Probatica; un giorno mentre stava portando le sue abbondanti offerte al Tempio come faceva ogni anno, il gran sacerdote Ruben lo fermò dicendogli: “Tu non hai il diritto di farlo per primo, perché non hai generato prole”.
Gioacchino ed Anna erano sposi che si amavano veramente, ma non avevano figli e ormai data l’età non ne avrebbero più avuti; secondo la mentalità ebraica del tempo, il gran sacerdote scorgeva la maledizione divina su di loro, perciò erano sterili.
L’anziano ricco pastore, per l’amore che portava alla sua sposa, non voleva trovarsi un’altra donna per avere un figlio; pertanto addolorato dalle parole del gran sacerdote si recò nell’archivio delle dodici tribù di Israele per verificare se quel che diceva Ruben fosse vero e una volta constatato che tutti gli uomini pii ed osservanti avevano avuto figli, sconvolto non ebbe il coraggio di tornare a casa e si ritirò in una sua terra di montagna e per quaranta giorni e quaranta notti supplicò l’aiuto di Dio fra lacrime, preghiere e digiuni.
Anche Anna soffriva per questa sterilità, a ciò si aggiunse la sofferenza per questa ‘fuga’ del marito; quindi si mise in intensa preghiera chiedendo a Dio di esaudire la loro implorazione di avere un figlio.
Durante la preghiera le apparve un angelo che le annunciò: “Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo”.
Così avvenne e dopo alcuni mesi Anna partorì. Il “Protovangelo di san Giacomo” conclude: “Trascorsi i giorni necessari si purificò, diede la poppa alla bimba chiamandola Maria, ossia ‘prediletta del Signore’”.
Altri vangeli apocrifi dicono che Anna avrebbe concepito la Vergine Maria in modo miracoloso durante l’assenza del marito, ma è evidente il ricalco di un altro episodio biblico, la cui protagonista porta lo stesso nome di Anna, anch’ella sterile e che sarà prodigiosamente madre di Samuele.
Gioacchino portò di nuovo al tempio con la bimba, i suoi doni: dieci agnelli, dodici vitelli e cento capretti senza macchia.
L’iconografia orientale mette in risalto rendendolo celebre, l’incontro alla porta della città, di Anna e Gioacchino che ritorna dalla montagna, noto come “l’incontro alla porta aurea” di Gerusalemme; aurea perché dorata, di cui tuttavia non ci sono notizie storiche.
I pii genitori, grati a Dio del dono ricevuto, crebbero con amore la piccola Maria, che a tre anni fu condotta al Tempio di Gerusalemme, per essere consacrata al servizio del tempio stesso, secondo la promessa fatta da entrambi, quando implorarono la grazia di un figlio.
Dopo i tre anni Gioacchino non compare più nei testi, mentre invece Anna viene ancora menzionata in altri vangeli apocrifi successivi, che dicono visse fino all’età di ottanta anni, inoltre si dice che Anna rimasta vedova si sposò altre due volte, avendo due figli la cui progenie è considerata, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, come la “Santa Parentela” di Gesù.
Il culto di Gioacchino e di Anna si diffuse prima in Oriente e poi in Occidente (anche a seguito delle numerose reliquie portate dalle Crociate); la prima manifestazione del culto in Oriente, risale al tempo di Giustiniano, che fece costruire nel 550 ca. a Costantinopoli una chiesa in onore di s. Anna.
L’affermazione del culto in Occidente fu graduale e più tarda nel tempo, la sua immagine si trova già tra i mosaici dell’arco trionfale di S. Maria Maggiore (sec. V) e tra gli affreschi di S. Maria Antiqua (sec. VII); ma il suo culto cominciò verso il X secolo a Napoli e poi man mano estendendosi in altre località, fino a raggiungere la massima diffusione nel XV secolo, al punto che papa Gregorio XIII (1502-1585), decise nel 1584 di inserire la celebrazione di s. Anna nel Messale Romano, estendendola a tutta la Chiesa; ma il suo culto fu più intenso nei Paesi dell’Europa Settentrionale anche grazie al libro di Giovanni Trithemius “Tractatus de laudibus sanctissimae Annae” (Magonza, 1494).
Gioacchino fu lasciato discretamente in disparte per lunghi secoli e poi inserito nelle celebrazioni in data diversa; Anna il 25 luglio dai Greci in Oriente e il 26 luglio dai Latini in Occidente, Gioacchino dal 1584 venne ricordato prima il 20 marzo, poi nel 1788 alla domenica dell’ottava dell’Assunta, nel 1913 si stabilì il 16 agosto, fino a ricongiungersi nel nuovo calendario liturgico, alla sua consorte il 26 luglio.
Artisti di tutti i tempi hanno raffigurato Anna quasi sempre in gruppo, come Anna, Gioacchino e la piccola Maria oppure seduta su una alta sedia come un’antica matrona con Maria bambina accanto, o ancora nella posa ‘trinitaria’ cioè con la Madonna e con Gesù bambino, così da indicare le tre generazioni presenti.
Dice Gesù nel Vangelo “Dai frutti conoscerete la pianta” e noi conosciamo il fiore e il frutto derivato dalla annosa pianta: la Vergine, Immacolata fin dal concepimento, colei che preservata dal peccato originale doveva diventare il tabernacolo vivente del Dio fatto uomo.
Dalla santità del frutto, cioè di Maria, deduciamo la santità dei suoi genitori Anna e Gioacchino.

Corpus Domini 2014

CORPUS DOMINI

La solennità cattolica del Corpus Domini (Corpo del Signore) chiude il ciclo delle feste del dopo Pasqua e vuole celebrare il mistero dell’Eucaristia.La sua istituzione si deve ad una suora che nel 1246 per prima volle celebrare il mistero dell’Eucaristia in una festa slegata dal clima di mestizia e lutto della Settimana Santa. Il suo vescovo approvò l’idea e la celebrazione dell’Eucaristia divenne una festa per tutto il compartimento di Liegi, dove il convento della suora si trovava.
Qualche anno dopo, nel 1263, un sacerdote mise in discussione il valore della celebrazione dell’Eucaristia, ma durante la funzione che stava officiando l’Ostia benedetta sanguinò e gocce di sangue caddero sul bianco corporale di lino.
Il corporale fu portato a Orvieto, nel cui Duomo ancora oggi è custodito. Venuto a conoscenza dell’accaduto Papa Urbano IV istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini estendendola dalla circoscrizione di Liegi a tutta la cristianità.
La data della sua celebrazione fu fissata nel giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste.
Attualmente il rito viene celebrato la Domenica successiva.
Ad ecezzione della Chiesa di rito Ambrosiano che che col nuovo lezionario l’ha ripristinata al Giovedì.
Durante la festa del Corpus Domini si svolgono solenni processioni in cui viene mostrata pubblicamente e solennemente l’Eucaristia ai fedeli.

Il nostro respiro, un soffio nel vento di Dio

gesu con apostoliSe mi amate osserverete i miei co­mandamenti. Tutto comincia con una parola carica di delicatezza e di rispetto: se mi amate… "Se": un punto di partenza così umile, così libero, così fidu­cioso. Non si tratta di una ingiunzione ( do­vete osservare) ma di una constatazione: se amate, entrerete in un mondo nuovo.
Lo sappiamo per esperienza: se ami si ac­cende un sole, le azioni si caricano di for­za e di calore, di intensità e di gioia. Fiori­sce la vita come un fiore spontaneo.
Osserverete i comandamenti "miei", dice. E miei non tanto perché prescritti da me, ma perché riassumono me e tutta la mia vita. Se mi amate, vivrete come me! Se ami Cristo, lui ti abita i pensieri, le azioni, le pa­role e li cambia. E tu cominci a prendere quel suo sapore di libertà, di pace, di perdono, di tavole im­bandite e di piccoli abbracciati, di relazio­ni buone, la bellezza del suo vivere. Co­minci a vivere la sua vita buona, bella e beata. Ama e fa quello che vuoi (sant'Ago­stino). Se ami, non potrai ferire, tradire, derubare, violare, deridere. Se ami, non potrai che soccorrere, accogliere, benedi­re. E questo per una legge interiore ben più esigente di qualsiasi legge esterna. A­ma e poi va' dove ti porta il cuore.
In una specie di commovente, suadente monotonia Gesù per sette volte nel bra­no ripete: voi in me, io in voi, sarò con voi, verrò da voi.
Attraverso una parola di due sole lettere "in" racconta il suo sogno di comunione.
Io nel Padre, voi in me, io in voi: dentro, immersi, uniti, intimi. Gesù che cerca spa­zi, spazi nel cuore. Io sono tralcio unito al­la madre vite, goccia nella sorgente, raggio nel sole, scintilla nel grande braciere del­la vita, respiro nel suo vento.
Non vi lascerò orfani. Non lo siete ora e non lo sarete mai: mai orfani, mai ab­bandonati, mai separati. La presenza di Cristo non è da conquistare, non è da rag­giungere, non è lontana. È già data, è den­tro, è indissolubile, fontana che non verrà mai meno.
Molti intendono la fede come tensione verso un oggetto di desiderio mai rag­giunto o come ricordo di un tempo dell'o­ro perduto. Ma Gesù ribalta questo atteg­giamento: fonda la nostra fede su un pie­no non su un vuoto; sul presente, non sul passato; sull'amore per un vivo e non sul­la nostalgia.
Noi siamo già in Dio, come un bimbo nel grembo di sua madre. E se non può ve­derla, ha però mille segni della sua pre­senza, che lo avvolge, la scalda, lo nutre, lo culla.
E infine l'obiettivo di Gesù: Io vivo e voi vi­vrete: far vivere è la vocazione di Dio, la mania di Gesù, il suo lavoro è quello di es­sere nella vita datore di vita. È molto bel­lo sapere che la prova ultima della bontà della fede sta nella sua capacità di tra­smettere e custodire umanità, vita, pie­nezza di vita. E poi, di farci sconfinare in Dio.

P. Ermes Ronchi

Non sia turbato il vostro cuore …

via-verita-e-vita

Non sia turbato il vostro cuore, ab­biate fiducia. L’invito del Maestro ad assumere questi due atteggia­menti vitali a fondamento del nostro rap­porto di fede: un «no» gridato alla paura e un «sì» consegnato alla fiducia. Due atteg­giamenti del cuore che sono alla base an­che di qualsiasi rapporto fecondo, armonioso, esatto con ogni forma di vita. Ad o­gni mattino, ad ogni risveglio, un angelo ri­pete a ciascuno le due parole: non avere paura, abbi fiducia. Noi tutti ci umanizzia­mo per relazioni di fiducia, a partire dai no­stri genitori; diventiamo adulti perché co­struiamo un mondo di rapporti umani e­dificati non sulla paura ma sulla fiducia. La fede religiosa (atto umanissimo, vitale, che tende alla vita) poggia sull’atto umano del credere, e se oggi è in crisi, ciò è accaduto perché è entrato in crisi l’atto umano dell’aver fiducia negli altri, nel mondo, nel fu­turo, nelle istituzioni, nell’amore.

In un mondo di fiducia rinnovata, anche la fede in Dio troverà respiro nuovo.Io sono la via la verità e la vita. Tre parole immense. Che nessuna spiegazione può e­saurire. Io sono la via: la strada per arriva­re a casa, a Dio, al cuore, agli altri; una via davanti alla quale non si erge un muro o u­no sbarramento, ma orizzonti aperti. Sono la strada che non si smarrisce, ma va’ verso la storia più ambiziosa del mondo, il so­gno più grandioso mai sognato, la conqui­sta – per tutti – di amore e libertà, di bellez­za e di comunione: con Dio, con il cosmo, con l’uomo. Io sono la verità: non in una dottrina, né in un libro, né in una legge migliori delle al­tre, ma in un «io» sta la verità, in Gesù, ve­nuto a mostrarci il vero volto dell’uomo e il volto d’amore del Padre. La verità sono oc­chi e mani che ardono! (Ch. Bobin). Così è Gesù: accende occhi e mani. La sua è una vita che si muove libera, regale e amorevo­le tra le creature. Il cristianesimo non è un sistema di pensiero o di riti, ma una storia e una vita (F. Mauriac). Io sono la vita. Che hai a che fare con me, Gesù? La risposta è una pretesa perfino ec­cessiva, perfino sconcertante: io faccio vi­vere.Parole enormi, davanti alle quali pro­vo vertigine. La mia vita si spiega con la vi­ta di Dio. Nella mia esistenza più Dio equi­vale a più io. Più Vangelo entra nella mia vi­ta più io sono vivo. Nel cuore, nella mente, nel corpo. E si oppone alla pulsione di mor­te, alla distruttività che nutriamo dentro di noi con le nostre paure, madre della steri­lità.Infine interviene Filippo «Mostraci il Padre, e ci basta». È bello che gli Apostoli chieda­no, che vogliano capire, come noi. Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre.Guardi Gesù, guardi come vive, come ama, come accoglie, come muore e capisci Dio, e si dilata la vita.

P. Ermes Ronchi