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Il Mistero del giorno più bello dell’anno

Ogni domenica celebriamo il mistero della morte e risurrezione di Gesù. In questa domenica lo possiamo meditare e contemplare meglio, perché nei giorni del triduo pasquale abbiamo percorso gli ultimi passi della vita di Gesù, la sua passione e morte, che con la risurrezione non rimangono uno scandalo o una follia ma diventano potenza e sapienza di Dio.
La Pasqua per noi cristiani è un mistero grande: tutta la nostra fede parte e si appoggia su di esso. Questo mistero contiene il desiderio più grande della nostra vita, quello della pienezza, dell’eternità; e al tempo stesso appare così lontano da quello che ogni giorno facciamo e vediamo.
La risurrezione è il centro dell’esperienza della fede dei primi cristiani, ma è difficile parlarne: non è una esperienza che riguarda i sensi, non è il frutto di una riflessione. Risurrezione è qualcosa che viene da Dio, è opera di Dio, e noi possiamo riconoscere questo mistero solo attraverso la fede, confidando e credendo che Dio può arrivare là dove noi non possiamo.
La Parola di Dio del giorno di Pasqua ci aiuta ad entrare nel mistero nascosto della vita più forte della morte e dei frutti che la risurrezione di Gesù porta alla nostra vita.
I discepoli il mattino dopo il sabato scoprono che il cadavere di Gesù non è più nel sepolcro. Da questa scoperta inizia un cammino che li porta piano piano ad aprirsi alla novità della risurrezione. Il vangelo di Giovanni racconta che Maria si reca da sola alla tomba (ultimo segno visibile del maestro) per piangere il dolore della sua perdita. Arrivata sul luogo trova qualcosa che non poteva neppure lontanamente prevedere: il sepolcro è aperto e vuoto. Correndo ad avvisare i discepoli dà loro l’unica spiegazione che poteva trovare: qualcuno ha rubato il cadavere. Pietro e il discepolo senza nome vanno di corsa per vedere e verificare se quello che Maria ha detto è vero. I due vedono i teli che avvolgevano il corpo di Gesù e il sudario che avvolgeva il suo capo: se qualcuno avesse rubato il cadavere non lo avrebbe di certo spogliato! L’ipotesi del furto è da escludere. Allora, quale altra spiegazione più avere quanto è successo?
La risposta viene dal discepolo senza nome, che Giovanni qualifica come “quello che Gesù amava“: al vedere quei segni egli “crede” che il maestro è risorto dalla morte.
Nel testo degli Atti (prima lettura) è l’apostolo Pietro a prendere la parola in casa del centurione Cornelio per parlare del piano di salvezza di Dio. Nel suo annuncio del Vangelo considera la risurrezione di Gesù come frutto dell’azione di Dio, che ha accompagnato Gesù per tutta la sua missione terrena, ha permesso che sperimentasse la morte e gli ha ridato la vita, costituendolo giudice dei vivi e dei morti. Credere alla risurrezione di Gesù significa vedere in essa il compimento del piano di salvezza di Dio per tutta l’umanità: infatti la fede in Gesù ottiene il perdono dei peccati e la riconciliazione con Dio.
Paolo nel brano della lettera ai Colossesi (seconda lettura) approfondisce il senso della fede nella risurrezione: con il battesimo il cristiano entra nello stesso mistero di morte e risurrezione. Il vero significato della sua vita lo può scoprire solo a partire dal progetto di Dio, dalle ?cose di lassù?, senza cioè lasciarsi guidare dagli istinti terreni. Ma questo processo di risurrezione interiore è graduale, non accade in una sola volta, deve essere voluto e scelto liberamente da ciascuno. In questo modo, gradualmente, la risurrezione di Gesù ci rende liberi da un modo ?orizzontale? di valutare la vita e ci permette di vivere già da ora l’attesa dell’incontro definitivo.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo. Non è facile credere nella risurrezione; ci chiediamo spesso cosa significhi in concreto nella nostra vita, ci viene il dubbio che dovremmo occuparci solo di quello che vediamo e tocchiamo. Nonostante abbiamo ricevuto battesimo, pensiamo e agiamo ancora molto condizionati dalle “cose di quaggiù“. La risurrezione è il mistero di Dio che entra nella nostra carne e scava il posto per una speranza che non muore. Il giorno della nostra risurrezione è un giorno che il Signore fa. A noi è chiesto solo, come al discepolo amato, a Pietro, a Maria Maddalena, a Cornelio e tanti altri, di avere fede.

P. Gianmarco Paris

La vita come un chicco di grano

Vogliamo vedere Gesù. Grande domanda dei cercatori di sempre, domanda che è mia. La risposta di Gesù dona occhi profondi: se volete capire me, guardate il chicco di grano; se volete vedermi, guardate la croce. Il chicco di grano e la croce, sintesi umile e vitale di Gesù. Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Una frase difficile e anche pericolosa se capita male, perché può legittimare una visione doloristica e infelice della religione.
Un verbo balza subito in evidenza per la sua presa emotiva: se non muore, se muore. E pare oscurare tutto il resto, ma è il miraggio ingannevole di una lettura superficiale. Lo scopo verso cui la frase converge è “produrre“: il chicco produce molto frutto. L’accento non è sulla morte, ma sulla vita. Gloria di Dio non è il morire, ma il molto frutto buono. Osserviamo un granello di frumento, un qualsiasi seme: sembra un guscio secco, spento e inerte, in realtà è una piccola bomba di vita. Caduto in terra, il seme non marcisce e non muore, sono metafore allusive. Nella terra non sopraggiunge la morte del seme, ma un lavorio infaticabile e meraviglioso, è il dono di sé: il chicco offre al germe (ma seme e germe non sono due cose diverse, sono la stessa cosa) il suo nutrimento, come una madre offre al bimbo il suo seno. E quando il chicco ha dato tutto, il germe si lancia verso il basso con le radici e poi verso l’alto con la punta fragile e potentissima delle sue foglioline. Allora sì che il chicco muore, ma nel senso che la vita non gli è tolta ma trasformata in una forma di vita più evoluta e potente.
La seconda immagine dell’auto-presentazione di Gesù è la croce: quando sarò innalzato attirerò tutti a me. Io sono cristiano per attrazione, dalla croce erompe una forza di attrazione universale, una forza di gravità celeste: lì è l’immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se stesso.
Con che cosa mi attira il Crocifisso? Con i miracoli? Con lo splendore di un corpo piagato? Mi attira con la più grande bellezza, quella dell’amore. Ogni gesto d’amore è sempre bello: bello è chi ami e ti ama, bellissimo è chi, uomo o Dio, ti ama fino all’estremo. Sulla croce l’arte divina di amare si offre alla contemplazione cosmica.
«A un Dio umile non ci si abitua mai» (papa Francesco), a questo Dio capovolto che scompiglia le nostre immagini ancestrali, tutti i punti di riferimento con un chicco e una croce, l’umile seme e l’estremo abbassamento:
Dio ama racchiudere
il grande nel piccolo:
l’universo nell’atomo
l’albero nel seme
l’uomo nell’embrione
la farfalla nel bruco
l’eternità nell’attimo
l’amore in un cuore
se stesso in noi.

P. Ermes Ronchi

La tentazione è sempre una scelta fra due amori

La prima lettura racconta di un Dio che inventa l’arcobaleno, questo abbraccio lucente tra cielo e terra, che reinventa la comunione con ogni essere che vive in ogni carne. Questo Dio non ti lascerà mai. Tu lo puoi lasciare, ma lui no, non ti lascerà mai.
Il Vangelo di Marco non riporta, a differenza di Luca e Matteo, il contenuto delle tentazioni di Gesù, ma ci ricorda l’essenziale: e subito lo Spirito lo sospinse nel deserto, e nel deserto rimase quaranta giorni tentato da Satana. In questo luogo simbolico Gesù gioca la partita decisiva, questione di vita o di morte. Che tipo di Messia sarà? Venuto per essere servito o per servire? Per avere, salire, comandare, o per scendere, avvicinarsi, offrire?
La tentazione è sempre una scelta tra due vite, anzi tra due amori. E, senza scegliere, non vivi. «Togliete le tentazioni e nessuno si salverà più» (Abba Antonio del deserto), perché verrebbe a mancare il grande gioco della libertà. Quello che apre tutta la sezione della legge nella Bibbia: io metto davanti a te la vita e la morte, scegli! Il primo di tutti i comandamento è un decreto di libertà: scegli! Non restare inerte, passivo, sdraiato. Ed è come una supplica che Dio stesso rivolge all’uomo: scegli, ti prego, la vita! (Dt 30,19).
Che poi significa «scegli sempre l’umano contro il disumano» (David Maria Turoldo), scegli sempre ciò che costruisce e fa crescere la vita tua e degli altri in umanità e dignità.
Dal deserto prende avvio l’annuncio di Gesù, il suo sogno di vita. La primavera, nostra e di Dio, non si lascia sgomentare da nessun deserto, da nessun abisso di pietre. Dopo che Giovanni fu arrestato Gesù andò nella Galilea proclamando il Vangelo di Dio. E diceva: il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo.
Il contenuto dell’annuncio è il Vangelo di Dio. Dio come una bella notizia. Non era ovvio per niente. Non tutta la Bibbia è Vangelo; non tutta è bella, gioiosa notizia; alle volte è minaccia e giudizio, spesso è precetto e ingiunzione. Ma la caratteristica originale del rabbi di Nazaret è annunciare il Vangelo, una parola che conforta la vita: Dio si è fatto vicino, e con lui sono possibili cieli e terra nuovi.
Gesù passa e dietro di lui, sulle strade e nei villaggi, resta una scia di pollini di Vangelo, un’eco in cui vibra il sapore bello e buono della gioia: è possibile vivere meglio, un mondo come Dio lo sogna, una storia altra e quel rabbi sembra conoscerne il segreto.
Convertitevi… Come a dire: giratevi verso la luce, perché la luce è già qui. Ed è come il movimento continuo del girasole, il suo orientarsi tenace verso la pazienza e la bellezza della luce. Verso il Dio di Gesù, e il suo volto di luce.

P. Ermes Ronchi

Una voce per gli amici del cielo

 

Il Vero Amico

Gesù amava tutti i discepoli, ma, senza alcun dubbio, si compiaceva di Giovanni. Forse perché seguiva Gesù per amore e non per interesse. Puoi avere mille amici, ma ti confidi e ti riveli totalmente solo con chi ti compiaci. Ed era quello che faceva Gesù con Giovanni. Grazie a questa intimità con Gesù, Giovanni è stato amico fedele di Gesù fino a sotto la croce, facendosi riconoscere, senza paura di essere anche lui perseguitato, come uno dei suoi discepoli. 
Cosa aveva capito Giovanni di Gesù? Che Gesù era l'Amore incarnato. Ecco perché il Vangelo e le lettere di Giovanni sono pregne di amore soprannaturale; per questo motivo chi non ama comprende poco gli scritti di San Giovanni, l'evangelista per eccellenza del Dio-Amore. 
Esiste la vera amicizia? Si, ma solo tra due persone che cercano e amano Gesù con fervore. Chi ha condiviso i miei momenti di gioia e soprattutto di dolore nella vita? Chi ama veramente Gesù Cristo. Un'amicizia radicata nel reciproco amore verso il Signore è fondata sulla roccia. I venti, le piogge e i terremoti non la distruggono, anzi la rendono più forte. Non invidiare l'amicizia dei mafiosi e dei camorristi (e quanti mafiosi e camorristi nelle nostre parrocchie e comunità religiose!) perché la loro non è vera amicizia. Essi sono amici tra di loro fino a quando l'uno non invade il campo dell'altro.
Chi è il vero amico? È colui che, quando tu non occupi più un ruolo importante nella Chiesa e nel mondo, ti rimane vicino. È colui che, quando sei nel dolore, ti rimane accanto. È colui che, quando vieni calunniato, non ha timore di frequentarti. È colui che, quando sei ammalato, ti viene ad accarezzare la fronte.
Chi ha trovato un amico ha trovato un tesoro. 
Attenzione ai falsi amici perché sono come oggetti di ferro indorato. Abbi mille amici, ma confidati con uno solo di essi. L'amicizia vera è rara. Ringrazio il Signore per il dono di alcuni veri amici che, grazie al loro sincero e disinteressato amore, ho superato delusioni, debolezze, fallimenti e tentazioni. E sono contento quando essi mi dicono che, anche loro, grazie alla mia amicizia e alla mia presenza nella loro vita, hanno superato dolori e sofferenze. Grazie, Signore, che mi sei amico perché la tua amicizia mi sta aiutando ad essere amico del prossimo. Amen. Alleluia.

P. Lorenzo Montecalvo

Natale di Solidarietà

Parrocchia Sant'Anna – Pontinia
GRUPPO CARITAS
 

NATALE DI SOLIDARIETA'

 
In occasione del Santo Natale 2017 la Caritas parrocchiale
 
promuove
 
SABATO 16 Dicembre 2017

RACCOLTA STRAORDINARIA DI VIVERI

 
Sono graditi alimenti a lunga conservazione quali:
Tonno e carne in scatola, Olio, Pelati, Fagioli, Piselli, Latte, Zucchero, Caffè, Biscotti, Pasta ecc. ecc.
 
"Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40)
 
Il gruppo Caritas

 

La Fontana di S.Anna – online il numero di Ottobre !

Veglia Diocesana

L’economia del Signore: amare in «perdita»

Il Vangelo è pieno di vigne e di viti, come il Cantico dei cantici. La vigna è, tra tutti, il campo più amato, in cui il contadino investe più lavoro e più passione, gioia e fatica, sudore e poesia. Vigna di Dio e suoi operai siamo noi, profezia di grappoli colmi di sole.
Un padrone esce all’alba in cerca di lavoratori, e lo farà per ben cinque volte, fino quasi al tramonto, pressato da un motivo che non è il lavoro, tantomeno la sua incapacità di calcolare le braccia necessarie. C’è dell’altro: Perché ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente? Il padrone si interessa e si prende cura di quegli uomini, più ancora che della sua vigna. Qui seduti, senza far niente: il lavoro è la dignità dell’uomo. Un Signore che si leva contro la cultura dello scarto!
E poi, il cuore della parabola: il momento della paga. Primo gesto contromano: cominciare dagli ultimi, che hanno lavorato un’ora soltanto. Secondo gesto contro logica: pagare un’ora soltanto di lavoro quanto una giornata di dodici ore.
Mi commuove il Dio presentato da Gesù: un Dio che con quel denaro, che giunge insperato e benedetto a quattro quinti dei lavoratori, vuole dare ad ognuno quello che è necessario a mantenere la famiglia quel giorno, il pane quotidiano.
Il nostro Dio è differente, non è un padrone che fa di conto e dà a ciascuno il suo, ma un signore che dà a ciascuno il meglio, che estende a tutti il miglior dei contratti. Un Dio la cui prima legge è che l’uomo viva. Non è ingiusto verso i primi, è generoso verso gli ultimi. Dio non paga, dona.
È il Dio della bontà senza perché, che trasgredisce tutte le regole dell’economia, che sa ancora saziarci di sorprese, che ama in perdita. Anzi la nostra più bella speranza è un Dio che non sa far di conto: per lui i due spiccioli della vedova valgono più delle ricche offerte dei ricchi; per quelli come lui c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
E crea una vertigine dentro il nostro modo mercantile di concepire la vita: mette l’uomo prima del mercato, il mio bisogno prima dei miei meriti.
Quale vantaggio c’è, allora, a essere operai della prima ora? Solo un supplemento di fatica? Il vantaggio è quello di aver dato di più alla vita, di aver fatto fruttificare di più la terra, di aver reso più bella la vigna del mondo.
Ti dispiace che io sia buono? No, Signore, non mi dispiace che Tu sia buono, perché sono io l’ultimo bracciante. Non mi dispiace, perché so che verrai a cercarmi ancora, anche quando si sarà fatto molto tardi.
Io non ho bisogno di una paga, ma di grandi vigne da coltivare, grandi campi da seminare, e della promessa che una goccia di luce è nascosta anche nel cuore vivo del mio ultimo minuto.

P. Ermes Ronchi

Nuovi Corsi di Musica 2017/18

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Agenda
Lun 15 Apr
  • 07:00 ~ 08:00
    Lodi (da lun. a merc.)
  • 07:50 ~ 08:00
    Buongiorno Gesù – preghiera con i bambini e le mamme
  • 09:00 ~ 19:00
    Adorazione (da lun. a merc.)
  • 00:00 ~ 23:59
    POSSIBILITA’ DI CONFESSIONI DURANTE LA SETTIMANA
Mar 16 Apr
  • 21:00 ~ 22:00
    Celebrazione PENITENZIALE per adulti
Mer 17 Apr
  • 17:30 ~ 18:30
    Messa Crismale del Vescovo Cattedrale S. Marco di Latina
Gio 18 Apr
  • 15:45 ~ 16:45
    Celebrazione per i bambini del Catechismo
  • 21:00 ~ 22:00
    S. Messa e lavanda dei piedi NOTTE DI ADORAZIONE DEL SANTISSIMO (Per tutte le associazioni parrocchiali)
  • 00:00 ~ 23:59
    CENA DEL SIGNORE
Ven 19 Apr
  • 14:45 ~ 15:45
    Via Crucis per i bambini del Catechismo
  • 21:00 ~ 22:00
    Liturgia della Passione e Adorazione della Croce
  • 00:00 ~ 23:59
    PASSIONE DEL SIGNORE Digiuno e astinenza
  • 00:00 ~ 23:59
    Giornata mondiale per le opere della Terra Santa.
Sab 20 Apr
  • 21:00 ~ 22:00
    Solenne VEGLIA PASQUALE
  • 00:00 ~ 23:59
    VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA
Dom 21 Apr
  • 00:00 ~ 23:59
    PASQUA “RISURREZIONE DEL SIGNORE”
  • 00:00 ~ 23:59
    “CRISTO E’ RISORTO, ALLELUIA!”

Gallerie Fotografiche

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Omelia Cardinale Martino

Ideologia Gender Part 1

Ideologia Gender Part 2

Dolore e morte

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